sabato 31 maggio 2008

IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO



Colore Liturgico:VERDE
Anno : A



Prima lettura: Dt 11,18.26-28.32
Salmo 30
2 Lettura: Romani 3,21-25a
Canto al Vangelo:
Vangelo:

PILLOLE DI PAROLE
di Cristina Rossini

La liberà di scegliere per la nostra vita è il dono più grande che Dio Padre ha fatto a tutti noi;con la libertà siamo stati investiti anche di una grossa responsabilità: quella di essere noi stessi arbitri del nostro destino. Il Signore però non ci ha lasciati soli e impreparati ad affrontare le conseguenze delle nostre scelte, fin dagli inizi ha dato al suo popolo gli strumenti, le indicazioni, i suggerimenti, gli esempi, i consigli, per indirizzarci verso le scelte giuste. Grazie ai suoi interventi e alle sue irruzioni nella nostra vita sappiamo bene come fare per essere costruttori del Regno di Dio e farne parte, ma sappiamo altrettanto bene come metterci fuori dallo stesso Regno. Scemà Israel!.....ascolta Israele!...
PRIMA LETTURA
Mosè invita il popolo di Israele a non andare alla ricerca di dei stranieri che non conosce ma di fidarsi e affidarsi al suo Dio, l’unico che lo ha salvato,lo ha nutrito, ha stretto con lui un’alleanza gli ha donato la Legge e continua a guidarlo. Fidarsi di Dio significa ancora oggi far entrare nel cuore e nell’anima la sua Parola.
SECONDA LETTURA
Il cuore della teologia paolina è che la salvezza dell’uomo non è generata da opere umane, ma grazie alla fede , la ottiene gratuitamente dall’opera rigenerante di Gesù Cristo.
VANGELO
E’ ancora la Parola di Dio protagonista di questo brano: chi la ascolta e la mette in pratica è sicuro di costruire la sua vita come se fosse una casa, sulla Roccia che è Cristo stesso, e non sulla sabbia che sono le nostre certezze, in modo che quest’edificio sia solido e resistente a qualsiasi calamità.

LITURGIA
Prima lettura
Dt 11,18.26-28.32 Io pongo davanti a voi benedizione e maledizione.

Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo: «Porrete nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi.Vedete, io pongo oggi davanti a voi benedizione e maledizione: la benedizione, se obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, e se vi allontanerete dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuto.Avrete cura di mettere in pratica tutte le leggi e le norme che oggi io pongo dinanzi a voi». Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 30

Sei tu, Signore, per me una roccia di rifugio.


In te, Signore, mi sono rifugiato,

mai sarò deluso;

difendimi per la tua giustizia.

Tendi a me il tuo orecchio,

vieni presto a liberarmi.

Sii per me una roccia di rifugio,

un luogo fortificato che mi salva.

Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,

per il tuo nome guidami e conducimi.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,

salvami per la tua misericordia.

Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,

voi tutti che sperate nel Signore.

Seconda lettura
Rm 3,21-25a.28L’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono.Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue. Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge. Parola di Dio
Canto al Vangelo (Gv 15, 5)

Alleluia, alleluia.Io sono la vite, voi i tralci,dice il Signore;chi rimane in me, e io in lui,porta molto frutto.Alleluia.


Vangelo
Mt 7,21-27La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

+ Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».Parola del Signore

giovedì 22 maggio 2008

CHIUGIANA-ELLERA-OLMO-FONTANA

FESTA E PROCESSIONE DEL
CORPUS DOMINI

Domenica 25 Maggio 2008

In occasione della solennità del Corpo e Sangue del Signore (Corpus Domini) il Parroco don Fabio Quaresima
celebrerà la santa messa nella Parrocchia di San Pietro di Chiugiana alle ore 8.30.
Al termine della celebrazione, la processione eucaristica, attraversando via dell'Ottobre e ritorno, via Cervi, via
Hoiphong (inizio), via Mendel, via Pirandello,via Rosselli (parte), via Matteotti, via Lenin (parte), via Deledda, via del Marmo, via Don DarioPasquini giungerà fino alla Chiesa di Olmo dove verrà celebrata la S.Messa. Al sacro rito sono chiamate a partecipare tutti i gruppi parrocchiali, le associazioni ecclesiali, tutti i fanciulli che hanno fatto la prima comunione, tutti i ministri straordinari dell'eucarestia.
Le famiglie che abitano lungo il tragitto della processione sono invitate ad addobbare finestre e balconi.

DOMENICA 25 MAGGIO 2008

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

Colore liturgico: Bianco
1 Lettura:Dt 8,2-3.14-16 Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto
Salmo:Sal 147
2 Lettura:1Cor 10,16-17 Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.
Canto al Vangelo:(Gv 6,51)
Vangelo:Gv 6,51-58 La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.


Pillole di Parola
di Cristina Rossini

“Come i grani di frumento che sono germinati sparsi sulle colline, raccolti e fusi insieme, hanno fatto un solo pane, così, o Signore, fa’ di tutta la tua Chiesa, che è sparsa su tutta la terra, una cosa sola; e come questo vino risulta dagli acini dell’uva che erano molti ed erano diffusi per le vigne coltivate di questa terra ed hanno fatto un solo prodotto, così, o Signore, fa’ che nel tuo sangue la tua Chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento” (Dalla DIDACHÈ, libretto di riflessioni dell’epoca apostolica).
Celebrare la solennità del Corpo e Sangue di Gesù è celebrare l’esistenza della Chiesa che è Corpo di Cristo. Nell’Eucaristia il tempo e lo spazio si annullano,le tre dimensioni del tempo: passato, presente e futuro sono convocate nell’unità del MEMORIALE che si celebra e si annuncia nella fede. L’ Eucaristia è ricordo della morte e risurrezione del Cristo, ma è certezza della sua continua presenza come cibo dell’uomo pellegrino nell’attesa della mensa celeste.
La Vita Eterna è già un possesso del presente, realizzato ogni volta che nell’ Eucaristia entriamo in comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo.

PRIMA LETTURA
La manna che appare come brina sulla superficie assolata del deserto sinaitico e l’acqua che sprizza dalla rupe durissima ed arida per dissetare i figli di Israele sono segni della Parola che esce dalla bocca del Signore. Il Deuteronomio ci invita a ritrovare la fame e la sete del deserto spirituale, cioè il desiderio della Parola di Dio.

SECONDA LETTURA
Paolo raccogliendo le dichiarazioni di Gesù a Cafarnao,formula il senso di ogni celebrazione eucaristica: attraverso il vino e il pane posti sull’altare Cristo comunica a noi il suo Corpo cioè la sua Vita.

VANGELO
L’ evangelista Giovanni ci spiega il significato del cibo offerto da Cristo evocando il discorso tenuto nella sinagoga di Cafarnao. Gesù offre la sua persona come alimento della vita del credente, come totale comunicazione di sé alla sua creatura.

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Prima lettura
Dt 8,2-3.14-16Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.

Dal libro del DeuteronòmioMosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».Parola di Dio


Salmo responsoriale
Sal 147

Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,loda il tuo Dio, Sion,perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Egli mette pace nei tuoi confinie ti sazia con fiore di frumento.Manda sulla terra il suo messaggio:la sua parola corre veloce. Annuncia a Giacobbe la sua parola,i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.Così non ha fatto con nessun’altra nazione,non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.


Seconda lettura
1Cor 10,16-17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorìnziFratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.Parola di Dio


Sequenza
[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.


Canto al Vangelo (Gv 6,51)
Alleluia, alleluia.Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.Alleluia.

Vangelo
Gv 6,51-58La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

+ Dal Vangelo secondo GiovanniIn quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».Parola del Signore

mercoledì 21 maggio 2008

GIORNATA DI PREGHIERA PER LA CHIESA in CINA

Città del Vaticano (AsiaNews) - E’ stata pubblicata oggi la preghiera del Papa per la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina che lo stesso Benedetto XVI ha voluto. Nella Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, del 27 maggio 2007, il Papa infatti scrive: "Carissimi Pastori e fedeli tutti, il giorno 24 maggio, che è dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani - la quale è venerata con tanta devozione nel santuario mariano di Sheshan a Shanghai -, in futuro potrebbe divenire occasione per i cattolici di tutto il mondo di unirsi in preghiera con la Chiesa che è in Cina. Desidero che quella data sia per voi una giornata di preghiera per la Chiesa in Cina. Vi esorto a celebrarla rinnovando la vostra comunione di fede in Gesù Nostro Signore e di fedeltà al Papa, pregando affinché l'unità tra di voi sia sempre più profonda e visibile. [...] Nella medesima Giornata i cattolici nel mondo intero - in particolare quelli che sono di origine cinese - mostreranno la loro fraterna solidarietà e sollecitudine per voi, chiedendo al Signore della storia il dono della perseveranza nella testimonianza, certi che le vostre sofferenze passate e presenti per il santo Nome di Gesù e la vostra intrepida lealtà al Suo Vicario in terra saranno premiate, anche se talvolta tutto possa sembrare un triste fallimento" (n. 19).

Preghiera a Nostra Signora di Sheshan
Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra, venerata col titolo di "Aiuto dei cristiani" nel Santuario di Sheshan, verso cui guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina, veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna sulle strade della verità e dell’amore, affinché sia in ogni circostanza fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.
Con il docile "sì" pronunciato a Nazaret tu consentisti all’eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale e di avviare così nella storia l’opera della Redenzione, alla quale cooperasti poi con solerte dedizione, accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima, fino all’ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti
ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l’uomo vivesse.
Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle. Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua, dona ai tuoifigli la capacità di discernere in ogni situazione, fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.
Nostra Signora di Sheshan, sostieni l’impegno di quanti in Cina, tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.
Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio, presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d’amore.
Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore, mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa. Madre della Cina e dell’Asia, prega per noi ora e sempre. Amen!

PERUGIA 20 Maggio 2008
Il nostro Vescovo Mons. Giuseppe Chiaretti ha chiesto di promuovere in diocesi momenti di preghiera in tale ricorrenza,coinvolgendo il clero,i religiosi e le religiose, le associazioni imovimenti,e i fedeli laici..

martedì 20 maggio 2008

UNA GRANDE PIAZZA PER
UNA FAMIGLIA IN FESTA

14-15 GIUGNO 2008

PROGRAMMA

14 giugno 2008

ore 17.00

La famiglia cristiana

nella nuova evangelizzazione:

identità e missione

Cardinale Carlo Caffarra-Arcivescovo di Bologna

Creati per amare:l'amore, il matrimonio,

la famiglia nella prospettiva cristiana

Mons.Giuseppe Chiaretti-Arcivescovo di

Perugia-Città della Pieve

La pastorale familiare nell'Archidiocesi di

Perugia-Città della Pieve

Mons.Sergio Nicolli-Responsabile Ufficio

nazionale di Pastorale Familiare

Verso il convegno regionale delle famiglie

(18-19 ottobre 2008)

Sono attesi parroci, diaconi,catechisti per fidanzati,

catechisti per adulti, bambini e ragazzi, componenti dei

consigli parrocchiali e tutti gli interessati alla pastorale della

famiglia

Chiostro di S.Lorenzo

ore 20.00

Momento conviviale

__________________________

15 giugno 2008

Piazza IV Novembre

ore 15.30

Festa in piazza delle

famiglie con i figli

Testimonianze di famiglie, movimenti,

nuove realtà ecclesiali

Animazione

Piazza IV Novembre

ore 18.30

CELEBRAZIONE EUCARISTICA

Presieduta da

S.E.mons.Giuseppe Chiaretti

con la partecipazione delle corali

diocesane

Al termine della celebrazionel'Arcivescovo affiderà

le famiglie e i figli alla

Vergine Maria

Sono attese le famiglie con i figli, i bambini della prima

comunione, i ragazzi della cresima, i giovani degli oratori,

tutti gli aderenti alle associazioni giovanili, ai movimenti e

alle nuove realtà ecclesiali

domenica 18 maggio 2008

Festività della SS. TRINITA

Liturgia della Domenica -Colore Bianco- Anno A

1 Lettura:Esodo 34,4b-6.8-9

Salmo:Dn 3,52.56

2 Lettura:2 Cor.13,11-13

canto al Vangelo:cf Ap.1,8

Vangelo:Gv.3,16-18



Pillole di Parole

a cura di Cristina Rossini

Tutta la nostra esistenza umana e religiosa è iniziata, prosegue e si concluderà ‘NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO’.
Benché la Santissima Trinità abiti in noi, la nostra mente non è in grado di penetrare la profondità di questo mistero. Dio ha manifestato il suo amore inviando sulla terra suo Figlio, Gesù di Nazaret. Lui ci ha detto che il nome proprio di Dio è Padre; che la sua onnipotenza è quella di un amore infinito e indefettibile; che lo Spirito Santo introduce i credenti nella comunione della santissima e indivisibile Trinità.

Prima lettura
Dopo la tragedia del rifiuto di Dio da parte di Israele e la scelta di adorare il vitello d’oro, il Signore stesso si rivela in due sue caratteristiche essenziali: il perdono e la giustizia. Mosè rappresentante di tutto il popolo dichiara l’importanza che ha questa rivelazione nell’esistenza di Israele.

Seconda lettura
Paolo chiude la sua seconda lettera ai Corinzi con il saluto trinitario,attribuisce ad ogni Persoma della Santissima Trinità i beni della salvezza: GRAZIA, AMORE e COMUNIONE.

Vangelo
Il mistero di Dio è legato all’amore che si comunica. Non in una manifestazione generica, ma in un evento storico, la missione salvatrice del Figlio Unigenito. E’ questo il tema di alcune battute del dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, simbolo degli uomini che cercano con cuore sincero.


LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Es 34, 4b-6. 8-9
Signore, Signore, Dio misericordioso e pietoso.

Dal libro dell'Esodo
n quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore
gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del
Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio
misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi
occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura
cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

Salmo Responsoriale Dn 3,52.56
A te la lode e la gloria dei secoli!

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso.

Benedetto sei tu nel trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Seconda Lettura 2 Cor 13, 11-13

La grazia di Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, siate lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Parola di Dio

Canto al Vangelo Cf Ap 1,8
Alleluia, alleluia.

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a Dio che è, che era e che viene.
Alleluia.

Vangelo Gv 3, 16-18

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».
Parola del Signore

giovedì 15 maggio 2008



Domenica 18 Maggio
Ore 10,30-Processione alla sommità del Colle
Dalle ore 16.30 allieterà il pomeriggio il Gruppo Folk
Centro Socio Culturale San Marco -Perugia
PROGRAMMA RELIGIOSO
Mercoledì 14 maggio
ore 21.00 "Lectio Divina"-Riflessione sulla parola di dio e
Preghiera alla SS.Trinità
Giovedì 15 maggio
Ore 21.00-ROSARIO e Preghiera alla Santissima Trinità
Venerdì 16 Maggio
Ore 21.00-VIA CRUCIS e Preghiera alla Santissima Trinità
Sabato 17 maggio
Ore 18.00-S.MESSA A FONTANA
Domenica 18 maggio-Giorno della Festa della SS.Trinità
Ore 7.30-Confessioni
Ore 8.30-Prima S.Messa
Ore 10.30-CELEBRAZIONE EUCARISTICA
segue PROCESSIONE con la Statua della SS.ma Trinità
Ore 17.00-Rosario
Ore 17.30-S.Messa
Durante tutta la manifestazione funzioneranno stands gastronomici
COMUNITA' PARROCCHIALE DI CHIUGIANA-ELLERA-
OLMO-FONTANA-PERUGIA









INCONTRO DEI CAPIGRUPPO DEGLI OPERATORI PASTORALI PARROCCHIALI




SALA PARROCCHIALE DI CHIUGIANA


GIOVEDI 15 MAGGIO 2008


dalle ore 18.30 alle ore 20.00

Viva,Viva le Olimpiadi

CI SIAMO !!!!!! SABATO 17 Maggio 2008 ALLE ORE 16.00 Partiranno le Prime gare per i nostro Chierichetti.
INCONTRO A MONTEMORCINO.
PER FARE UN RIPASSO DEL PRIMO ARGOMENTO CHE SARA' TRATTATO
SABATO, CI INCONTREREMO TUTTI (GRUPPO SAMUEL DI CHIUGIANA-OLMO-FONTANA) VENERDI16 Maggio 2008 ALLE ORE 17.30 NELLA SALA PARROCCHIALE DI CHIUGIANA.
-I CHIERICHETTI CHE SABATO HANNO IL CATECHISMO A OLMO
SONO ESONERATI DALL'INCONTRO PER PARTECIPARE ALLE OLIMPIADI-
Compilare il modello d'iscrizione (da scaricare dal nostro blog) e consegnarlo sabato alle segreteria delle olimpiadi

martedì 13 maggio 2008

IL RITMO DELLA VITA TRINITARIA: I TRE ANGELI


Testo biblico Giovanni 1, 14-18

14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
16 Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.


Commento
Nell’icona i tre angeli nelle loro espressioni, nella loro posizione, nei colori esprimono il ritmo della vita trinitaria.
Prima di vedere gli elementi che indicano questo ritmo vediamo quelli che richiamano all’unità:
Un elemento molto importante è il colore blu che, se osserviamo l’icona, è presente nelle vesti di tutte e tre le figure, mentre gli altri colori variano figura per figura. Il blu è il colore della divinità che le tre persone divine condividono, gli altri colori invece sottolineano le specificità di ogni persona.
Un atro tratto comune che caratterizza i tre angeli è la somiglianza del volto. Come la presenza del blu che indica la divinità, così anche questo tratto richiama l’unità della trinità. Ogni angelo presenta un volto giovanile, né maschile né femminile, per esprimere l’eternità della divinità delle tre persone.
Anche fisicamente i tre angeli sono uguali. Il loro corpo è molto allungato rispetto alle proporzioni normali. Questo è un elemento tipico dell’icona che esprime la diversa dimensione delle figure raffigurate. Non si tratta infatti della raffigurazione di corpi materiali, ma del loro “spessore spirituale”. Questo aspetto è molto rilevante nelle icone dei santi
Molto importante per sottolineare l’unità è il cerchio in cui i tre angeli possono essere inscritti (cfr. disegno): il cerchio indica il tutto, l’unità della vita di Dio.
L’angelo al centro
L’angelo che sta al centro dell’icona è messo in risalto oltre che dalla posizione anche dalla vivacità dei colori e dalle linee che sembrano attirare lo sguardo su di lui. Si potrebbe pensare che si tratti del Padre proprio per questa sua posizione preminente sugli altri due. In realtà sembra preferibile ritenere che si tratti del Figlio. Perché allora il Figlio nell’icona della Trinità è al centro e non il Padre, come ci si aspetterebbe?
Mi sembra che i motivi siano due: il primo riguarda una spetto molto importante per la teologia della Trinità secondo la sensibilità orientale: la Trinità si rivela nella storia della salvezza e massimamente nell’opera fatta di parole e opere del Figlio di Dio fatto uomo. Non si può parlare di Dio se non partendo da Gesù, il Figlio. Come abbiamo già detto non si parla della Trinità in astratto, ma facendo riferimento al suo rivelarsi nella storia della salvezza, nelle grandi opere che Dio compie in favore dell’uomo. Il secondo motivo che vedremo meglio più avanti è legato al mistero pasquale, alla morte e risurrezione di Gesù, come il luogo dove l’azione del Padre, per il Figlio, nello Spirito raggiunge la sua massima espressione e l’amore di Dio si rivela. L‘asse centrale dell’icona è quella che presenta i richiami al mistero pasquale e alla croce di Gesù.
L’angelo al centro è rivolto verso quello di sinistra, il Padre. Lo sguardo dei due personaggi si incontra e sembra si possa intuire un dialogo in quegli sguardi. In quello sguardo del Figli verso il Padre e del Padre verso il Figlio possiamo vedere la missione che il Figlio riceve dal Padre e che la teologia dell’evangelista Giovanni esprime con un linguaggio molto denso e suggestivo:
«In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa» (Gv 5, 19).
«Io … ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato» (Gv 5, 36).
«… io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare» (Gv 12, 49).
«… bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato» (Gv 14, 31)
Anche un passo di Tertulliano esprime la realtà racchiusa nello sguardo che si scambiano il Padre e il Figlio:
Il Figlio ha mostrato il cuore del Padre, ha tutto udito e visto presso il Padre ed ha annunzia ciò che il Padre ha comandato. Egli non ha adempiuto la sua volontà, ma quella del Padre che ha conosciuto da vicino fin dalla sua origine. (Ad Prax. III)
In quello sguardo che l’icona rappresenta sta tutto questo ricchissimo sfondo scritturistico e in particolare giovanneo. Nello sguardo del Padre possiamo leggere una domanda simile a quella che risuona nella vocazione del profeta Isaia: «Chi manderò? Chi andrà per noi?» (Is 6,8). Questa domanda è anche espressa dalle dita del Padre che indicano il calice sulla mensa contenente l’agnello. D. Ange immagina alcune domande presenti nel cuore di Dio:
«Inviare un Angelo? Li consolerebbe...
Ma potrebbe divinizzarli?
Michele in persona? Combatterebbe per loro...
Ma sarebbe vinto l'omicida da colui che egli ha fiaccato?
Un profeta? Porterebbe una parola di fuoco...
Ma il cuore dell'uomo potrebbe rinascere?
Un re fortissimo? Porterebbe pace e concordia...
Ma potrebbero perdonarsi, senza vedere il nostro modo di essere?
Un grande sapiente? Donerebbe un ideale di vita...
Ma creerebbe cieli nuovi e terra nuova?
Un maestro spirituale?
Li guiderebbe verso la conoscenza...
Ma l'uomo vedrebbe il suo Dio con la sua carne?»1
Nello sguardo che il Figlio rivolge al Padre potremmo udire la risposta che diede il profeta: «eccomi, manda me!» (Is 6,8). L‘argomento del colloqui che si svolge più attraverso lo sguardo che le parole sembra essere la coppa che sta al centro della tavola e che contiene un agnello. Le mani dei due angeli sembrano indicarla2. Certamente in primo luogo si tratta dell’agnello che Abramo offrì ai tre pellegrini, ma quell’agnello posto in un calice è anche riferimento «all’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo», il suo “mistero parsale”. Quello sguardo d’amore che il Padre rivolge verso il figlio è dovuto a questo… egli dà la vita:
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. (Gv 10, 17)
Il rosso della tunica dell’angelo centrale richiama l’amore prontissimo della sua obbedienza “fino alla morte”. In questa figura il blu è il colore del mantello: quel colore che nel Padre era velato e nascosto, qui è manifesto e predominante per dire che è Gesù che ci ha rivelato il vero volto di Dio e il suo amore per noi: egli è colui che ci narra il Padre, al sua misericordia, la sua volontà di salvezza…
Dio nessuno l’ha mai visto… il Figlio unigenito che sta nel seno del Padre egli ne ha fatto l’esegesi, la spiegazione, egli ce lo ha narrato. (cfr. Gv 1, 18).
Questi due colori poi ci ricordano anche che Gesù è Dio (blu) e uomo (rosso), Dio che si è fatto vicino a noi, è venuto a camminare con noi.
L’albero che sta alle spalle dell’angelo centrale richiama l’albero della vita nel paradiso e l’albero della Croce. L’albero è curvo sulle spalle dell’angelo centrale come se egli stesse per caricarselo addosso… è la croce, il nuovo albero delle vita. Cristo è il nuovo Adamo, l’uomo nuovo che ci rivela l’uomo vero, l’uomo che sa amare. L’icona non può rappresentare il Figlio senza un albero, la croce che gli si sta caricando sulle spalle, senza un calice che ricorda il suo dono di sé. Il “dono di sé” è la vocazione dell’uomo, perché è il senso della vita di Cristo, quella vita che il Padre contemplava come modello perfetto quando plasmava l’uomo. Adamo aveva allungato la mano verso l’albero per invidia e superbia, Gesù carica su di sé il legno della croce per amarci fino in fondo. Non poteva mancare un riferimento esplicito alla croce, perché è lì sulla croce che il Figlio nel modo più pieno rivela il cuore del Padre che ama in modo gratuito, unilaterale e folle.
Sulla medesima linea dell’albero troviamo la tenda di Abramo e il monte. La tenda sorge alle spalle del Padre, dell’angelo di sinistra, è la casa del Padre alla quale tutto gi uomini sono inviatati. E’ una casa in costruzione della quale il «Figlio» è chiamato ad essere l’artefice chiamando un polo «dalle tenebre alla sua ammirabile luce» (1 Pt 2, 9) per l’edificazione di «un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pt 2, 5) che è la pietra angolare. Porte e finestre sono aperte perché è una casa accogliente come la tenda di Abramo e di Sara.
Il colle sembra offrirsi al Figlio per essere salito. E’ il colle del calvario sul quale il Figlio darà «la vita per le pecore». Il Padre guarda verso quel colle come Abramo guardò il monte Moira quando saliva per offrire il proprio figlio Isacco.
Il Figlio – l’angelo di centro – non guarda l’albero-croce e il colle ma volge loro le spalle… li vede riflessi nello sguardo del Padre, sguardo che parla della nostra salvezza e del cuore di Dio misericordioso e fedele.
In questo sguardo sta il mistero della vita divina, il mistero della nostra salvezza, ma anche il mistero della natura umana creata ad immagine di Dio, creata in Cristo. Possiamo pensare che quello sia lo sguardo che il Padre posò sul Figlio mentre plasmava l’uomo fatto a sua immagine. Il Figlio, “prototipo dell’uomo”, vero uomo, primogenito di ogni creatura per mezzo del quale tutto è stato fatto. Egli è la costante vocazione dell’uomo, la sua forma sostanziale: l’uomo è chiamato a camminare verso la pienezza di Cristo, trasformando la sua mente, la sua vita ad immagine di quella di Gesù. L’uomo deve tendere necessariamente verso colui che custodisce la verità della sua natura. Scrive un teologo della chiesa orientale, quella stessa chiesa nel seno della quale è nata l’icona della Trinità:
per conoscere Cristo abbiamo ricevuto il pensiero, per correre verso di lui il desiderio e la memoria per portarlo in noi. 3
L’angelo di sinistra
Dell’angelo di sinistra abbiamo parlato parlando di quello centrale, ancora una volta comprendiamo che non si può parlare del Padre senza passare attraverso il Figlio che ne è la rivelazione.
Il Padre qui a sinistra siede con solennità sul trono. Lo sguardo e il gesto della mano destra hanno qualcosa di imperativo. Anche il vestito oro e rosa (trasparenza) proclama che lui è l’origine della divinità e la sorgente della vita; il blu in questa figura è quasi totalmente nascosto dal mantello: egli è il Dio che nessuno ha mai visto e che il Figlio ha rivelato e narrato con la sua parola e con le sue opere e massimamente nel suo “mistero pasquale” dove il “cuore di Dio” si è mostrato in pienezza.
Abbiamo già notato l’importanze dello sguardo che egli rivolge all’angelo di centro e dei gesti delle sue mani che indicano il calice che contiene l’agnello.
L’angelo di destra
L’angelo di destra è in atteggiamento di “infinita devozione”. Egli è, interamente, soltanto una “grande inclinazione” verso gli altri; il suo corpo disegna un'ampia curva. Sembra ricevere tutto dagli altri e attendere tutto da loro. E’ lo Spirito che nulla dice di suo, ma testimonia tutto ciò che Gesù ha fatto.
Il mantello verde richiama la sua azione: dare la vita, rinnovare continuamente il mondo. Spirito vivificante – come diciamo nella professione di fede – che aleggiava sulle acque prima della creazione. La sua funzione è quella di rendere gli uomini simili a Gesù per introdurli nella vita di Dio. Per questo il suo sguardo è rivolto verso coloro che guardano l’icona, anzi precisamente verso l’apertura che si crea davanti alla tavola-altare alla quale i tre sono seduti, il lato vuoto al quale ogni uomo è invitato. Come è importante lo sguardo degli altri due angeli così è importante quello dell’angelo di destra. Quello sguardo indica la missione dello Spirito che è donato nei cuori per plasmare in noi l’immagine del Figlio, per renderci conformi a Cristo e così ricondurci alla nostra primitiva e originaria vocazione. Lo Spirito «è la faccia di Dio inclinata sul mondo»4, i suoi occhi sembrano immergersi verso un abisso che si intuisce lontanissimo e vicinissimo.
Ma che rapporto c’è tra l’angelo di centro e l’angelo di destra, tra il Figlio e lo Spirito? Se guardiamo l’angelo di centro, il Figlio, notiamo che egli ha i volto e lo sguardo rivolti verso il Padre per contemplare la sua volontà, ma ha il petto rivolto verso l’angelo di destra come per “inviarlo”5. Lo Spirito effuso è il compimento del mistero pasquale, il compimento della salvezza perché egli ci rende Figli ad immagine del Figlio e quindi in comunione con il Padre. E’ il dono dei tempi messianici annunciato dai profeti, il dono di Dio per eccellenza, il dono che porta in sé ogni altro dono.
Una preghiera di un vescovo orientale al Concilio Vaticano II dice bene il modo in cui lo Spirito è inteso dalle chiese d’oriente:
Vieni, Santo Spirito,
perché senza di te Dio è lontano,
Gesù risorto resta nel passato,
il Vangelo appare una lettera morta,
la Chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità un puro esercizio del potere,
la missione una propaganda,
il culto un arcaismo,
l'agire morale un agire da servi.
Conte, invece, o Spirito Santo,
il cosmo è mobilitato,
il Risorto si fa presente,
Dio è vicino,
il Vangelo è potenza di vita,
la Chiesa diventa comunione,
l'autorità è un servizio gioioso e forte,
la liturgia è memoriale vivente,
l'agire umano etico e morale
è un cammino forte e costruttivo di libertà.
Ignatius Hazim, metropolita di Lattakia
Dio ha tanto amato il mondo
Testi biblico Giovanni 3, 16-17
16 Dio… ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Commento
Prendendo in considerazione i singoli personaggi dell’icona abbiamo già visto come sia forte il riferimento alla Pasqua del Figlio come momento massimo della rivelazione del Dio-Trinità: è sulla croce che massimamente il Figlio ha rivelato la volontà di salvezza del Padre inaugurando la Nuova Alleanza; è sulla croce che il Figlio ha donato lo Spirito per rendere possibile ad ogni uomo l’accesso alla comunione con Dio. Per ogni uomo di ogni tempo lo Spirito plasma l’immagine del Figlio rendendo attuale e salvifica nella nostra vita la Pasqua di Gesù.
Oltre all’albero che richiama la croce, abbiamo visto che anche il calice che sta davanti all’angelo centrale con dentro l’agnello immolato richiama il mistero pasquale. Tanto più la cosa è significativa se osserviamo che la tavola alla quale i tre sono seduti in realtà è un altare. Basta considerare la finestrella sul davanti che è tipica degli altari dell’antichità costruiti sulle tombe dei martiri. Il calice posto sull’altare richiama dunque l’eucaristia e il senso dell’eucaristia è proprio racchiuso nel mistero del Figlio obbediente fino alla morte e alla morte di croce perché nel pane spezzato si rivela il senso della sua morte che si fa dono per la vita degli altri e nel calice del vino si realizza la Nuova Alleanza che la croce ha reso possibile e inaugurato. Nell’icona il riferimento all’eucaristia illumina il Cristo caricato della croce, ma nello stesso tempo la croce illumina il senso dell’eucaristia.
Ma se osserviamo bene l’icona e allarghiamo il nostro sguardo a partire dal calice che sta sulla tavola-altare vediamo che i contorni dei due angeli laterali formano la sagoma di un altro calice che contiene l’angelo centrale cioè il Figlio. A questo punto è ancora più chiaro il senso del calice posto sull’altare. I due calici si richiamano, illuminandosi vicendevolmente. L’agnello nel calice sull’altare-mensa è identificato chiaramente con il Figlio amato dal Padre perché “da la vita”.
In questo modo possiamo vedere come l’icona coinvolga tutte e tre le persone della trinità nella Pasqua di Gesù e del suo dono sulla croce. Il dono di sé di Gesù è dono di sé di Dio, sua autocomunicazione all’uomo. Con l’effusione dello Spirito questo dono si fa incontro all’uomo e lo porta alla salvezza.
Nella croce, nel calice, nell’agnello immolato si rivela l’amore di Dio che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito». Per mezzo del Figlio Dio dona al mondo la possibilità della salvezza che per Giovanni sta nella comunione con Dio. Entrare nel rapporto che intercorre tra il Padre e il Figlio è salvezza, entrare in quello sguardo, tramite l’altro sguardo che lo Spirito ci rivolge.
Una ferita o un posto vuoto?
Testo biblico Giovanni 14, 1-23
14,1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
[12-14] 15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
22 Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». 23 Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Commento
Ed ecco alla conclusione del nostro cammino un posto vuoto, un’apertura fissata dallo Spirito. La prospettiva inversa dell’icona e in particolare delle pedane dei troni dei due angeli laterali crea un naturale coinvolgimento, come se l’icona fosse un invito alla comunione e anticipazione della patria. Ma quell’apertura può anche essere vista come una ferita… una “ferita” in Dio quasi che il cerchio della vita divina sia in qualche modo lacerato6, una lacerazione attraverso la quale lo Spirito può effondersi. In quella lacerazione della vita di Dio, sta la nostra chiamata alla comunione. Ma quella ferita è anche la ferita dell’uomo: la lacerazione in Dio è il suo amore per l’uomo, mentre la lacerazione dell’uomo è la sua sete di Dio. Entrambi gli aspetti nell’icona si fondono… il desiderio di Dio e il desiderio dell’uomo… per tutti e due desiderio di comunione.
Se notiamo nell’asse centrale dell’icona sono allineati l’albero-croce, l’angelo centrala, il calice con l’agnello, l’altare, l’apertura ai piedi dell’icona. Sembra quindi che l’apertura ai piedi dell’icona sia messa in corrispondenza con gli elementi che indicano la passione-morte di Gesù. Ma qual è questo rapporto? Certamente la salvezza che si realizza nella comunione piena con Dio non è qualcosa di esterno al mistero pasquale. Ne è il frutto, ma potremmo anche dire che ne fa parte perché ciò che si compie nel Figlio di Dio fatto uomo, morto in croce, risorto e assiso alla destra del Padre è già pegno e profezia di ciò che si compirà per ogni uomo in ogni tempo, in ogni luogo. Per questo la salvezza di ogni uomo non sta fuori dal mistero pasquale di Cristo, ma ne è parte integrante. Nelle scritture e nei Padri questo è espresso con il vocabolario della sponsalità, dove il rapporto Dio/uomo è espresso attraverso l’immagine del matrimonio. Nella Pasqua di Cristo Dio ha celebrato il suo matrimonio con l’umanità, ha fatto nuova la sua sposa, l’ha “rigenerata” da prostituta a sposa fedele. Così afferma un Inno pasquale (Pseudo Ippoito):
O Gioia dell'Universo,
Banchetto di Grazia!
Tu dissipi le tenebre della morte,
Tu apri le porte della vita!
In Te le promesse sono compiute
I canti sono restituiti alla terra! Alleluja!
O Pasqua, Nozze dell'Agnello,
Il Dio del cielo viene a unirsi a noi nello Spirito.
L'immensa sala delle Nozze,
E’ riempita di commensali.
Tutti portano la veste nuziale
E nessuno è respinto! Alleluja!
O Pasqua, Nuova Luce,
Splendore del corteo verginale,
Presso tutti il Fuoco della Grazia
Arde nel corpo e nello Spirito.
Le lampade non si spegneranno più,
Perché è l'olio di Cristo che arde in esse. Alleluja!
Veramente questa icona è un roveto che arde e che mai si consuma. Davanti ad essa verrebbe da esclamare come Paolo:
«O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!» (Rm 11, 33).
Ma queste vie sorprendenti e inaccessibili sono state aperte a noi per grazia dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo, Dio benedetto nei secoli dei secoli. Amen!
1 D. Ange, p. 188.
2 Le due dita separate della sua mano richiamano la divina liturgia bizantina, dove questo gesto evoca l'ineffabile mistero: «Nascosto dal Padre prima di tutti i secoli secondo la divinità, nato in questo ultimo tempo da Maria la Vergine, Madre di Dio, secondo l'umanità, per noi e per la nostra salvezza: un solo e medesimo Cristo, Figlio, Signore, l'Unigenito che si fa conoscere in due nature, senza mescolanza né cambiamento senza divisione né separazione ... » (Concilio di Calcedonia).
3 Nicola Cabasilas, La vita in Cristo, 680a.
4 D. Ange, p. 238.
5 D. Ange, p. 238.
6 D. Ange, p. 244.

venerdì 9 maggio 2008

Lettera alle famiglie dell'Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve


L’Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve


VERSO IL CONVEGNO DIOCESANO E REGIONALE SULLA FAMIGLIA

ASSISI 18-19 Ottobre 2008


Carissime famiglie, stiamo trascorrendo nella gioia interiore questo tempo di resurrezione. “È risorto Cristo, mia speranza” canta la liturgia; e sentiamo in effetti la speranza farsi largo tra le brume dello scetticismo. Certo, le tante aggressioni verbali verso la Chiesa cattolica ci hanno dato fastidio, ma ci hanno anche rafforzato e incoraggiato a mirare in alto, verso traguardi d’una evangelizzazione missionaria costante, d’una formazione cristiana più solida sia sul piano religioso che su quello culturale e sociale, d’una cittadinanza attiva e non marginale. È in questo contesto che intendiamo promuovere il 14 e il 15 giugno 2008 una festa diocesana per la famiglia: “La famiglia in festa”, in preparazione e in comunione con il Convegno sulla famiglia, che si terrà ad Assisi a livello regionale nei giorni 18-19 ottobre 2008. Parleremo certamente dello “specifico” del matrimonio cristiano, che è sulla lunghezza d’onda d’un serio matrimonio naturale tra un uomo e una donna per dar vita ad un nucleo familiare, prima fondamentale e indispensabile cellula d’ogni tessuto sociale. Abbiamo già parlato anche della necessità di provvedere al benessere di questa cellula primordiale con una serie di provvedimenti economici giuridici organizzativi, dei quali la famiglia ha oggi assoluto bisogno per essere quello che è chiamata ad essere: la società ne ha urgente necessità. Si ricordi a questo proposito la raccolta di firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare, che i cattolici ma anche i laici stanno chiedendo a gran voce per dire anch’essi una parola forte sulla famiglia. Non dimentichiamo che la famiglia non sopporta condizionamenti ideologici, ma esige rispetto della sua identità e della sua funzione sociale, a cominciare dalla educazione umana e religiosa dei figli. Non possono essere maestri dei figli né i telefonini né la televisione né Internet né i compagni di strada. Come stiamo attenti a quello che i figli mangiano con la bocca, ancor più dobbiamo stare attenti a quello che introiettano con la mente, la vista, l’udito, le sensazioni… soprattutto nelle età “dimenticate” della preadolescenza e della adolescenza. I “bulli” e tutto il loro parentado di fannulloni e di danneggiatori non sono degli extraterrestri, ma sono i figli nostri, quelli cui concediamo tutto e che non correggiamo mai. Il male poi non viene paracadutato da chissà quali mondi maligni, ma nasce da dentro il cuore e dalla nostra libertà. Se non educhiamo alla sobrietà, alla responsabilità, al rispetto, all’amore operoso verso tutti e specialmente verso chi è nel bisogno, prepariamo solo orizzonti tristi ai nostri figli. Pensiamoci prima che sia troppo tardi; e creiamo una società amica dei giovani perché non siano più, come qualcuno li ha chiamati, “figli amici solo di se stessi”. Vi invito perciò a riflettere seriamente sulle nostre comuni responsabilità nei riguardi della famiglia e dei figli. E la speranza, che nasce della risurrezione di Gesù, ci faccia buona compagnia. Cristo è risorto: non temete!
† Giuseppe Chiaretti
Perugia, 19 marzo 2008 Mercoledì Santo Festa di san Giuseppe sposo di Maria





Una Grande Piazza per una Grande Famiglia


PIAZZA IV NOVEMBRE
15 GIUGNO 2008

Lunedì, nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, hanno ricevuto il “mandato” del Vescovo le 91 équipe (in tutto 364 persone coinvolte) che porteranno nelle 155 parrocchie della diocesi l’annuncio della grande “Festa” diocesana delle famiglie. La festa, che si terrà il 14 e 15 giugno nel centro storico di Perugia, è organizzata “in preparazione e in comunione - scrive il Vescovo nella lettera alle famiglie di cui riportiamo in pagina alcuni passaggi - con il convegno regionale che si terrà ad Assisi il 18 e 19 ottobre”. I coniugi sono “inviati” a portare l’annuncio “a due a due”, coppie naturalmente accompagnate, se possibile, dai figli. L’invito è a partecipare, numerosi, per affermare in un evento di festa e di comunione la bellezza e la gioia dell’essere famiglia, e possibilmente a partecipare anche al convegno che precederà la festa. L’“Annuncio dell’evento” sarà portato, durante le messe domenicali a partire dal 4 maggio fino all’8 giugno, dalle équipe formate da famiglie aderenti ad associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali (Azione cattolica, Rinnovamento nello Spirito Santo-Comunità Magnificat, Focolarini - Famiglie nuove, Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione, Equipe Notre Dame, Comunità Chemin Neuf-Cana e Casa della Tenerezza). La famiglia in festa” si svolgerà il 14 e il 15 giugno a Perugia, in preparazione al Convegno regionale che si terrà a Santa Maria degli Angeli il 18 e il 19 ottobre 2008. Il 14 giugno, pomeriggio, si terrà nella Sala dei Notari un incontro per catechisti ed educatori (tutti, da chi si ossupa degli incontri di preparazione al matrimonio agli educatori degli oratori, dai catechisti dei ragazzi ai catechisti pdegi adulti; ecc). È prevista la presenza di mons Sergio Nicolli, direttore dell’Ufficio Cei di pastorale familiare. Il 15 giugno, pomeriggio, grande festa delle famiglie in piazza IV Novembre, con testimonianze di famiglie e celebrazione eucaristica.


LITURGIA DOMENICALE

DOMENICA DI PENTECOSTE
MESSA DEL GIORNO (ANNO A) colore Rosso

LITURGIA DELLA PAROLA
Prima lettura
At 2,1-11
Salmo responsoriale
Sal 103
Seconda lettura
1Cor 12,3b-7.12-13
Vangelo
Gv 20,19-23
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PILLOLE DI PAROLA
di Cristina Rossini

Gerusalemme, 2000 anni fa. Il giorno che cambiò la storia dell’esistenza umana. Con la Pentecoste l’essenza piena della Trinità entrava nel cuore di ogni creatura di ogni tempo e di ogni luogo. Quel vento, quel fragore, quel tuono,quelle fiamme di fuoco avrebbero fatto di ogni individuo un membro di un unico corpo, allora e per sempre. La Chiesa è quel corpo di Cristo di cui Lui ne è il Capo e noi ne siamo le membra.

Prima lettura
Luca nel raccontare la discesa dello Spirito Santo sulla prima comunità cristiana,fa riferimento a due avvenimenti dell’Antico Testamento: i segni del Vento e del Fuoco per indicare l’alleanza e la divisione operata dalla costruzione della torre di Babele ; con la Pentecoste lo Spirito sancisce la nuova Alleanza e ricompone l’unità di tutta la famiglia umana.
Seconda lettura
Lo Spirito Santo è la sorgente dell’unità nella fede e ci fa essere uniti a Gesù Cristo riconoscendolo Signore; ed è lo stesso Spirito la sorgente delle diversità che arricchiscono il Corpo della Chiesa.
Vangelo
Il racconto della Pentecoste giovannea ci riporta alla sera di Pasqua quando nel Cenacolo appare Gesù Risorto agli Apostoli e a Maria riuniti per pregare. In quell’occasione Gesù porta loro il dono della Pace e li riempie di Spirito Santo dal quale riceveranno la forza per iniziare la loro missione evangelizzatrice.

Prima lettura
At 2,1-11Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli ApostoliMentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 103

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Benedici il Signore, anima mia!Sei tanto grande, Signore, mio Dio!Quante sono le tue opere, Signore!Le hai fatte tutte con saggezza;la terra è piena delle tue creature.Togli loro il respiro: muoiono,e ritornano nella loro polvere.Mandi il tuo spirito, sono creati,e rinnovi la faccia della terra.Sia per sempre la gloria del Signore;gioisca il Signore delle sue opere.A lui sia gradito il mio canto,io gioirò nel Signore.

Seconda lettura
1Cor 12,3b-7.12-13Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorìnziFratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
Parola di Dio

Sequenza
Vieni, Santo Spirito,manda a noi dal cieloun raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sórdido, bagna ciò che è árido, sana ciò che sánguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.Vieni, Santo Spirito,riempi i cuori dei tuoi fedelie accendi in essi il fuoco del tuo amore.Alleluia.

Vangelo
Gv 20,19-23Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.
esù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Parola del Signore

domenica 4 maggio 2008

1° MAGGIO 2008

UNA FESTIVITA'CIVILE X UN PELLEGRINAGGIO RELIGIOSO
Santuario della Madonna dell'Olmo

CASACASTALDA-VALFABBRICA
Brevi Cenni Storici
L'origine della chiesa della Madonna dell'Olmo è legata ad un evento miracoloso verificatosi secondo una pia tradizione , il 22 Maggio 1484. La Vergine splendente in un nembo di luce, con in braccio il Bambino , si posò su di un Olmo apparendo ad un'umile pastorella e manifestò il desiderio della costruzione di una cappella in quel luogo in suo onore. Il desiderio espresso dalla Madonna fu ben presto esaudito e il Popolo di Casa Castalda, con fede, iniziò subito dopo (1485-1486) la costruzione della cappella; in seguito nel secolo XVI (1510-1515) fu costruita l'attuale chiesa, come prolungamento della primitiva cappella. Il tronco, dove si era posata la Madonna, fu incluso dentro le mura perimetrali, dove ancora si può. I numerosi affreschi votivi, alcuni di “scuola umbra del 400”, che ancora oggi si possono ammirare, testimoniano la devozione della Vergine S.S dell'Olmo e il susseguirsi , quali ex voto, dei favori celesti dispensati al nostro popolo dalla Madre di Dio.
Alcuni affreschi pervenuti a noi, purtroppo incompleti, raffigurano con particolare verismo l'Apparizione, ma ve ne è uno di somma importanza per la storia di questo Santuario. Esso è situato nella parete di destra dell'altare maggiore e l'onore di averlo riportato alla luce nel 1935, dopo secoli di dimenticanza,spetta al dott. Gaetano Bensi, che fu il propugnatore anche del ripristino del culto della cappella e del restauro dei suoi preziosi affreschi.
Il dipinto suddetto rappresenta la Madonna dell'Olmo in uno sfondo di luce e ai suoi piedi la pastorella, in atto di umile preghiera; inoltre nella scena è visibile il Castello dei Castaldi, quale esso era a quell'epoca; nel margine del dipinto vi si può leggere ancora la data dell'Apparizione. Nel corso degli anni numerosi sono stati i restauri )più o meno consoni) eseguiti da quelli del 1949: costruzione dell'attuale facciata e sopraelevazione di tutta la chiesa, con l'apertura delle attuali finestre. In seguito agli ultimi terremoti è stato rifatto il tetto e rinforzato tutto lo stabile. La Madonna dell'Olmo è invocata, in modo particolare, per i lunghi viaggi,per le persone indemoniate e per tutte le necessità che il popolo porta ai piedi dell'attuale statua (dono della famiglia Nardi). La festa annuale, che anticamente ricorreva l'8 Settembre, cade nell'ultima domenica di Agosto, preceduta da un triduo, religioso, culturale e ricreativo. Suggestiva è la processione, che si snoda per le vie del paese con flambeaux e luci alle finestre, dimostrazione sentita e profonda, che il popolo di Casa Castalda protrae per ben cinque secoli di storia a testimonianza di un amore filiale verso la Madonna, grato per aver scelto questo luogo che tutti, con radici profonde, portano nel cuore.

Giovedi 1° Maggio
I Pellegrini della Comunità Parrocchiale di Chiugiana-Ellera-Olmo e Fontana , guidati da Don Fabio parroco della comunità, sono partiti alle ore 8.00 dal Piazzale della Croce Rossa di Ellera per visitare il Santuario della Madonna dell'Olmo di Casacastalda-Valfabbrica.Giunti sul posto dopo la visita del Santuario e l'accoglienza del Rettore,don Fabio ha celebrato la S. Messa affidando a Gesù e a Maria le preghiere di tutta la comunità per la nostra Nuova Chiesa dedicata a Santa Maria della Speranza.
Nel Pomeriggio il gruppo ha proseguito con la visita alle Grotte di Frasassi.

sabato 3 maggio 2008

LITURGIA DOMENICALE

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Letture:
1- Atti 1,1-11
Salmo 46
2-Efesini 1,17-23
Vangelo:
Matteo 28,16-20
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Pillole di Parola
di Cristina Rossini


E’ nella gioia pasquale che si celebra l’Ascensione al cielo di Gesù Cristo.
Anche se potremmo essere tentati di pensare che egli se ne sia andato definitivamente,lui stesso ci dice che rimane presente ed operante mediante lo Spirito in ognuno di noi fino alla fine dei tempi.
Prima lettura
Dopo la risurrezione, con la sua ascensione al cielo, Cristo conclude la sua fase terrena e indica agli Apostoli e a noi la strada da seguire per realizzare in pienezza il regno di Dio:essere suoi testimoni. Inizia così il tempo della Chiesa, che ha il compito di rendere visibile Cristo nel mondo.
Seconda lettura
S. Paolo ci ricorda che con la sua ascensione Gesù è diventato Signore della storia; tutto prende senso e vita da lui, tutto tende verso di lui, tutto dobbiamo vedere alla luce della fede in lui.
Vangelo
Non si vive di soli ricordi e di lontananze. Cristo salendo in cielo non ci ha abbandonati. Diventa anzi più nostro allontanandosi. Adesso sappiamo cosa dobbiamo fare, adesso sappiamo che gli apparteniamo, adesso sappiamo che egli ci ha dato un esempio,non lo possiamo dimenticare. Adesso sappiamo che anche gli altri quando lo cercheranno non faranno come gli Apostoli che continuavano a guardare il cielo, ma verranno a cercarlo da noi. Perché egli resta con noi, cammina con noi, è in noi e nella storia degli uomini; più reale di ogni nostra realtà, più vivo di ogni vivente, presente su ogni strada, in ogni creatura, in ogni cosa, luce e vita per tutti coloro che lo amano, che credono in lui e che in lui sperano.

Prima lettura
At 1,1-11 Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Dagli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».Parola di Dio

Salmo responsoriale
Sal 46
Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia,perché terribile è il Signore, l’Altissimo,grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,il Signore al suono di tromba.Cantate inni a Dio, cantate inni,cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,cantate inni con arte.Dio regna sulle genti,Dio siede sul suo trono santo.

Seconda lettura
Ef 1,17-23Lo fece sedere alla sua destra nei cieli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli EfesìniFratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.Egli la manifestò in Cristo,quando lo risuscitò dai mortie lo fece sedere alla sua destra nei cieli,al di sopra di ogni Principato e Potenza,al di sopra di ogni Forza e Dominazionee di ogni nome che viene nominatonon solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedie lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:essa è il corpo di lui,la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 28,19.20)
Alleluia, alleluia
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.Ecco, io sono con voi tutti i giorni,fino alla fine del mondo.
Alleluia.

Vangelo
Mt 28,16-20A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

+ Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore

giovedì 1 maggio 2008

OLIMPIADE DEL CHIERICHETTO!


Venerdì 25 aprile si sono svolte, al centro Mater Gratiae di Montemorcino, le gare cui hanno partecipato un centinaio di chierichetti provenienti dalle parrocchie dell’archidiocesi, dando vita alla singolare manifestazione "olimpiade del chierichetto". I giovani partecipanti si sono misurati in giochi di abilità che hanno messo a dura prova la loro cultura in ambito liturgico. È stata l’occasione per tesserare 80 nuovi giovani, i quali si impegnano a portare avanti un vero e proprio movimento dei chierichetti diocesano, che al momento conta circa 250 iscritti. Testate giornalistiche come "Il corriere dell’Umbria", "La Nazione" e "Il Messaggero" hanno dato ampio spazio alla notizia dell’evento, ritenendolo interessante e originale. Appuntamento alle prossime gare!

SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

Recitata nel Santuario di Pompei e in altre chiese i giorni 8 maggio e prima domenica di ottobre.

O augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo tempio di Pompei (in questo giorno solenne), effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.


Ave Maria


È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: misericordia!O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo cuore.Misericordia per tutti, o Madre di misericordia.

Ave Maria


Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie.Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i cori degli angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.


Ave Maria


Un'ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solennissimo). Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione.Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla religione e la pace all'umana società. Benedici i nostri vescovi, i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al santo Rosario.O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più.Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne.E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.


Salve Regina
IndulgenzaLa Chiesa concede l’indulgenza plenaria, alle consuete condizioni (Confessione e Comunione in uno dei giorni prossimi, una preghiera per le intenzioni del Papa, distacco interiore dai peccati anche veniali) , ai fedeli oggi che recitino la supplica meridiana. Coloro che non compiono le condizioni per l’indulgenza plenaria la possono ottenere parziale.L’indulgenza è la remissione della pena temporale (il Purgatorio), che la Chiesa concede e che può essere guadagnata da chi compie l’atto a cui essa è associata, per sé o per un defunto.